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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/214


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« Trascorsero quasi tutta la notte in quella strana occupazione, e quando cessarono, il vecchio recò loro acqua, con cui si lavarono volto e mani; e, lasciati pure gli abiti imbrattati, ne presero altri, e così rivestiti, pareva non avessero mai fatto quelle singolari cose, delle quali era stato spettatore.

« Giudicate, signora, della inquietudine che provai durante tutto quel tempo, e mille volte mi era venuta la tentazione di rompere il silenzio impostomi da quei signori, per interrogarli; coricatomi, mi fu impossibile dormire per tutto il resto della notte.

« Il giorno appresso, alzatici, uscimmo per prender aria, e allora dissi: — Signori, vi dichiaro che rinunzio alla legge da voi prescrittami ier sera: non posso osservarla. Siete persone sagge, e avete tutti molto spirito, com’ebbi occasione di provarlo: tuttavia, vi vidi fare certi atti de’ quali, tranne gl’insensati, niun altro potrebbe essere capace. Qualunque sciagura ne possa venire, non saprei trattenermi dal domandarvi perchè vi siete lordati il volto di cenere, di carbone e di nero di fumo, e da ultimo perchè abbiate tutti un occhio solo; bisogna che qualche cosa di singolare ne sia la cagione, e vi scongiuro di soddisfare alla mia curiosità. » A sì pressanti istanze, essi risposero, che quelle domande non mi risguardavano menomamente, che non ci aveva niun interesse, e che me ne stessi zitto.

« Passammo il giorno conversando di cose indifferenti, e giunta la notte, dopo aver cenato tutti separatamente, il vecchio portò di nuovo i bacini cilestri; quei giovani signori s’impiastrarono, piansero, si percossero, e gridarono: — Ecco il frutto del nostro ozio e de’ nostri stravizzi. » I giorni seguenti fecero sempre la medesima cosa.

« Alla fine non potei più resistere alla mia curiosità, e li pregai con tutta serietà a soddisfarla, od in-