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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/208


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raggiunsi un suolo più solido, ed era già molto lontano dal mare, quando vidi a me davanti, ma però assai da lungi, come un gran fuoco, cosa che mi rallegrò non poco. — Troverò qualcuno,» diceva fra me, «non essendo possibile che quel fuoco siasi acceso da sè.» Ma mano mano ch’io mi avvicinava, svanì il mio orrore, e riconobbi in breve che quanto aveva preso per fuoco, era un castello di rame rosso, cui i raggi del sole facevano sembrar da lontano come infiammato.

«Mi fermai vicino a quel castello, e sedetti, tanto per considerarne la stupenda architettura, quanto per rimettermi dalla mia stanchezza. Non aveva però ancora ammirata a sufficenza quella magnifica casa, lorchè vidi dieci giovani di belle forme, che parevano tornar dal passeggio; ma quello che mi parve sorprendente, fu ch’erano tutti guerci dell’occhio destro. Accompagnavano costoro un vecchio d’alta statura e di venerando aspetto.

«Maravigliato al sommo di vedere tanti guerci in una volta, e tutti privi dello stesso occhio, mentre andava fra me fantasticando per qual avventura potessero essi trovarsi insieme, si avvicinarono, e dimostraronsi contentissimi al vedermi. Dopo i primi complimenti, mi chiesero che cosa mi avesse là condotto; risposi che la mia storia era un po’ lunga, ma che se volevano darsi la pena di sedere, avrei soddisfatto alle loro brame. Sedettero tutti, ed io raccontai loro quanto m’era accaduto, dall’uscita dal mio regno fino a quel momento; se ne dimostrarono essi grandemente sorpresi.

«Terminato il mio discorso, mi pregarono que’ giovani di entrar seco nel castello; accettai l’offerta, ed attraversata una fila di sale, d’anticamere, di camere e di gabinetti sfarzosamente addobbati, giungemmo in un salone, ove trovavansi disposti in cerchio dieci