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Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/200


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condo la sua volontà, quando vidi un piccolo bastimento venire a piene vele dalla terra ferma alla volta dell’isola.

«Siccome non dubitava che non venisse a gettarvi l’ancora, e d’altronde ignorava se la gente che v’era a bordo fosse amica o nemica, credetti di non dover sulle prime farmi vedere, e salii sur un fronzuto albero, d’onde poteva impunemente osservare il loro contegno. Venne dunque il bastimento a fermarsi in una piccola cala, ove sbarcarono dieci schiavi, i quali, portando una vanga ed altri attrezzi atti a smuovere la terra, s’inoltrarono nell’interno dell’isola; ivi li vidi fermarsi e scavare qualche tempo il terreno e mi parve, dai loro movimenti, che sollevassero una botola. Tornarono poscia al bastimento, ne sbarcarono varie specie di provvisioni e di mobiglie, che portarono al luogo ove avevano scavato, vi discesero, e ciò mi fe’ comprendere che là vi fosse un sotterraneo. Li vidi avviarsi di nuovo al vascello, e tornarne poco dopo con un vecchio, il quale seco conduceva un giovane di quattordici o quindici anni, di belle forme. Discesero tutti insieme dove avevano sollevata la botola, e quando ne uscirono, la chiusero, e ricopertala di terra, tornarono alla nave. Notai che non trovavasi più con loro il giovane, e ne conclusi ch’esso fosse rimasto nel sotterraneo, circostanza che mi cagionò estremo stupore.

«Imbarcatisi il vecchio e gli schiavi, e spiegate le vele, la nave ripigliò la strada della terra ferma. Quando la vidi sì lontana da non poter essere osservato dalla ciurma, scesi dall’albero, e corsi al luogo in cui aveva veduto scavare la terra. Ivi scavai anch’io, sinchè trovata una pietra di due o tre piedi quadrati, l’alzai, e vidi che turava l’ingresso d’una scala parimente costrutta di pietra. Discesi, e mi trovai in un’ampia stanza coperta di tappeti; sopra