Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/188


172

si collocò nel mezzo, fece vari scongiuri, e recitò alcuni versi del Corano. Tosto l’aria insensibilmente oscurossi, talchè sembrava già notte, e che il mondo fosse per iscomporsi. Noi ci sentimmo colti da estremo terrore, ed il nostro spavento vie più crebbe quando vedemmo comparire d’improvviso il genio, figlio della figlia di Ebli, sotto la forma d’un leone di spaventosa grossezza.

«Quando la principessa vide il mostro, gli disse: — Cane, in vece di strisciare al mio cospetto, osi presentarti sotto questa orribil forma? credi forse di spaventarmi? — E tu,» rispose il lione, «non temi di contravvenire al trattato da noi fatto, e confermato con solenne giuramento, di non nuocerci nè farci torto l’un all’altro? — Ah, maledetto!» replicò la principessa; «è a te che far debbo tale rimprovero. — Or bene,» interruppe bruscamente il lione, «sarai pagata dell’incomodo che mi recasti, facendomi qui venire.» Sì dicendo, spalancò le immani fauci, e si avanzò verso di lei per divorarla. Ma la donna, che stava in guardia, balzò indietro, ebbe tempo di svellersi un capello, e pronunciate due o tre parole, lo cangiò in una tagliente spada, colla quale recise in mezzo il mostro. Le due parti del leone sparirono, e non rimase che la testa, la quale trasformossi in un grosso scorpione. Tosto la principessa si cangiò in serpente, e diè fiera battaglia allo scorpione, il quale, non riportando vantaggio, assunse la forma d’un’aquila, e volò via. Ma il serpente, presa allora quella di un’aquila nera più valente, lo inseguì. Noi li perdemmo entrambi di vista.

«Poco dopo la loro scomparsa, spalancossi davanti a noi la terra, e ne uscì un gatto nero e bianco, col pelo tutto irto, che terribilmente miagolava. Un lupo nero presto il seguì, e lo travagliò in guisa che il gatto, messo alle strette, si cangiò in verme, e trovandosi vicino ad un melagrano caduto per caso dal-