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preso a voler diffamare il Cristianesimo; io che avea letto Guénée ed altri valenti smascheratori di quella falsa critica; io ch’era persuaso non potersi con rigore di logica ammettere Dio e ricusare il Vangelo; io che trovava tanto volgar cosa il seguire la corrente delle opinioni anticristiane e non sapersi elevare a conoscere quanto il cattolicismo, non veduto in caricatura, sia semplice e sublime; io ebbi la viltà di sacrificare al rispetto umano. Le facezie del mio vicino mi confondevano, sebbene non potesse sfuggirmi la loro leggerezza. Dissimulai la mia credenza, esitai, riflettei se fosse o no tempestivo il contraddire, mi dissi ch’era inutile, e volli persuadermi d’essere giustificato.

Viltà! viltà! Che importa il baldanzoso vigore d’opinioni accreditate, ma senza fondamento? È vero che uno zelo intempestivo è indiscrezione, e può maggiormente irritare chi non crede. Ma il confessare con franchezza, e modestia ad un tempo, ciò che fermamente si tiene per importante verità, il confessarlo anche laddove non è presumibile d’essere approvato, nè d’evitare un poco di scherno, egli è preciso dovere. E siffatta nobile confessione può sempre