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Capo LXVIII.

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Una sera, Oroboni ed io stavamo alla finestra, e ci dolevamo a vicenda d’essere affamati. Alzammo alquanto la voce, e le sentinelle gridarono. Il soprintendente, che per mala ventura passava da quella parte, si credette in dovere di far chiamare Schiller e di rampognarlo fieramente, che non vigilasse meglio a tenerci in silenzio.

Schiller venne con grand’ira a lagnarsene da me, e m’intimò di non parlar più mai dalla finestra. Voleva ch’io glielo promettessi.

— No, risposi, non ve lo voglio promettere.

— Oh der teufel! der teufel! gridò, a me s’ha a dire: non voglio! a me che ricevo una maledetta strapazzata per causa di lei!

— M’incresce, caro Schiller, della strapazzata che avete ricevuta, me n’incresce davvero; ma non voglio promettere ciò che sento che non manterrei.

— E perché non lo manterrebbe?