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copia di lavori. E questi mezzi, di cui poteva disporre il Comitato, erano costituiti dalle azioni delle signore, dalle adesioni delle lavoratrici, dai cent. 20 d’ingresso all’Esposizione e dalla percentuale del 10 7o che lasciavano le lavoratrici sull’incasso dei lavori venduti. Non mancarono offerte generose di enti morali e di privati.

L’idea di questa Esposizione-vendita e il reale profitto che ne ritraevano le lavoratrici piacquero tanto, che dopo tre anni, la Mostra trasportò i suoi lavori in altri locali più adatti, in tre sale della Promotrice di Belle Arti, in Via della Zecca, 26, dove per l’ampiezza e la bellezza degli ambienti, l’Esposizione dei lavori femminili crebbe di pregio per maggior copia di prodotti esposti e per una più accurata scelta sia nel disegno artistico che nell’esecuzione. E non solo si diffuse l’idea di lavori nuovi, ma anche quella di risuscitare industrie antiche, già vanto dell’abilità e dell’arte delle nostre donne.

Era intanto succeduta nella presidenza la signora Aniceta Lampugnani-Frisetti, gentildonna dì ottimo gusto artistico, valente quanto modesta, semplice, generosa, che diede un impulso grandissimo all’Esposizione. Questa fu posta sotto l’alto patronato di S. A. I. R. la principessa Letizia di Savoia-Napoleone, duchessa d’Aosta, e di S. A. R. la duchessa di Genova madre. Entrambe erano state delle principali acquirenti dei lavori della Mostra e se ne facevano valide protettrici.

Alle patrone antiche altre se ne aggiunsero, altre si rinnovarono: con nobile gara molte gentildonne torinesi, prestarono dei loro lavori, sia antichi per imitadi, sia moderni per averne ispirazione, e così l’Esposizione-vendita si faceva ogni anno più abbondante e più bella. Nelle nuove sale si potè anche stabilire, in giorni fissi della settimana, un servizio di