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mia singolare debolezza. Nella mia tenerezza per te — e tu sai se fu molta — la simpatia fisica è stata di un grande coefficente, sin da quando tu, bimba, io, giovanetta ormai, abitavamo la medesima camera del convento.

Ricordi? Tu eri una bimbetta, palliduccia e delicata e, parecchio, anche bruttina. Io aveva invece sedici anni, e già sentiva — allora non sapeva dove e pensava di sentirmela addosso I — una irrequietezza ed un languore insieme, un bisogno di prendere qualcuno, o anche semplicemente qualcosa, per stringermelo al seno e coprirlo di baci, in un tentativo, di cui non comprendeva l’assurdità, di smorzare così le singolari torture, che mi accendevano!...

Oh, le mie tribolazioni di spirito quando, alla sera, nel coro immoto e buio, dopo il solenne comando della suora, io prendeva la testa fra le mani e m’accingeva all’esame giornaliero della coscienza! ... Un grande silenzio incombeva sulle nostre piccole anime di fanciulle: un silenzio pauroso come un alito d’al di là. Ed allora inabis-