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82 le confessioni d'un ottuagenario.

la, tutto intorno l’obblio, di sopra il mistero. — Che mi dice il filosofo?... — Dimentica,. dimentica!... Ma come dimenticare? La mia mente non ha più che quest’idea sola, i miei nervi non ripercotono al cervello che una sola immagine; le altre idee le altre immagini sono morte per me. Io sono entrato più che mezzo nel gran regno delle ombre; il resto vi entrerà fra poco. L’amore degli uomini, la religione della libertà e della giustizia, sparirono dall’anima mia, come fantasmi ideati per ingannare i fantasmi. Crollato il fondamento, come reggerà la parete?... Che v’ha di saldo nell’uomo, se l’uomo appunto svanisce come il vapore del mattino? Sfreddato il calore del sentimento, le parole suonano sulle labbra come il vento in una fessura: vanità, tutto vanità! —

Eppure, ad onta di questi scorati soliloquii, egli riprendeva la penna per iscrivere qualche inno patriottico, qualche filippica repubblicana, che consolasse d’un’aureola di gloria il suo prossimo tramonto. Si vergognava poi di quanto avea scritto, e lo buttava sul fuoco. Quando mal si può esprimere quello che più ci occupa l’animo, peggio poi si tenta d’interpretare sentimenti annebbiati e lontani. Giulio pensava troppo a sè, e si rinserrava troppo nella considerazione del proprio destino, per poter comprendere degnamente le speranze e gli affetti dell’umanità intera. Cotali cose egli le aveva non dirò imparate, ma trovate sui libri; gli si erano appiccicate al cervello come fantasticaggini di moda e nulla più. Figuratevi se in tanta stretta di passioni proprie ed urgenti, poteva ritrarre di colà quell’entusiasmo pieno e sincero che solo incalorisce le opere d’arte!... L’erudite declamazioni del Barzoni e la greca pedanteria del giovane Foscolo, da lui si crudamente satireggiate, covavano più fuoco di tutti i suoi pensieri politici, imbrodolati di Rousseau e di Voltaire, ma privi d’ogni suggello di persuasione. Egli se n’accorgeva, e stritolava la penna