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giore effetto che Dio loro consente. — Come sarebbe a dire: sclamò ansiosamente Lucilio. — La Madre Redenta s’arrischiò a sollevare le palpebre, per metter fuori due occhi così spaventati, come se appunto avesse veduto le corna di Berlicche. Ma il tranquillo aspetto della Clara rimise più tranquilli quegli sguardi dietro le solite feritoje.

— Vi dirò tutto; — soggiungeva intanto la donzella: — vi dirò tutto, Lucilio, e voi giudicherete. Io sono entrata in questo luogo di pace per fidare l’anima mia a Dio e alla sua Provvidenza; vi ho trovato affetti, pensieri e conforti che mi fanno omai guardare con ribrezzo al resto del mondo... Oh no, no, Lucilio! non vi sdegnate! Le anime nostre non erano fatte per trovare la felicità in questo secolo di vizio, di perdizione. Rassegnamoci e la troveremo lassù!

— Che dite mai? quali parole pronunciate ora, che mi straziano il cuore ed escono dalle vostre labbra colla soavità d’una melodia? Clara, per carità, tornate in voi!... Pensate a me!... guardatemi in volto!... Ve lo ripeto colle mani in croce; pensate a me!

— Oh ci penso! ci penso anche troppo, Lucilio; perchè son troppo impigliata nelle cose mondane per sollevarmi pura e semplice a Dio!... Ma che volete, Lucilio, che volete da me?... La repubblica nostra è caduta in balia di uomini stranieri senza religione e senza fede. Non v’è più bene, non v’è più speranza, altro che nel cielo per le anime timorate di Dio. Perchè fidarsi, Lucilio, alle lusinghe di quaggiù?... Perchè stabilire una famiglia in questa società che non ha più rispetto a Dio ed alla Chiesa?... Perchè...

— Basta, basta, Clara!... Non prendetevi scherno del mio dolore, della mia rabbia! Pensate a quello che dite, Clara; pensate che voi dovete render conto dell’anima mia a quel Dio che adorate, e che intendete servir meglio consumando un sì atroce delitto. La repubblica è caduta?...