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capitolo decimottavo. 317

avendoli amici, e amici a tutta prova, bisogna permetter loro di dir male e di prendersi beffa di voi, almeno un paio di volte il mese. Senza questo sfogo creperebbero; voi ne perdereste degli amici servizievoli e devoti, ed il mondo degli spiritini allegri e frizzanti. Quanto alle donne, sono le più liete e disimpacciate che si possano desiderare: sicchè il governo dei preti non va accagionato di renderle impalate e selvatiche. Se questo si osservò un tempo a Verona, a Modena, e in qualche altra città di costumi bigotti, vuol dire che ne avranno avuto colpa più le monache, le madri, i mariti, che i preti. La religione cattolica non è, nè arcigna, nè selvatica, nè inesorabile; infatti se volete trovare l’obesità, la rigidezza e lo spleen, bisogna andare fra i protestanti. Non so se compensino queste magagne con altre doti bellissime; io guardo, noto senza parzialità, e tiro innanzi. Anche un rabbino mi assicurò l’altro giorno che la sua religione è la più filosofica di tutte; ed io lo lasciai dire, benchè, sapendo che il rabbino è filosofo, avrei potuto rispondergli: — Padron mio, tutti i filosofi maomettani, bramini, cristiani ed ebrei, trovarono sempre la propria religione più filosofica delle altre. Così il cieco definisce il rosso il più sonante di tutti i colori. La religione si sente e si crede, la filosofia si forma e si esamina: non mescoliamo di grazia una cosa coll’altra! —

Per finir poi di parlarvi di Bologna, dirò, che vi si viveva allora, e vi si vive sempre allegramente, lautamente, con grandi agevolezze di buone amicizie, e di festive brigate. La città dà mano alla villa, e la villa alla città: belle case, bei giardini, e grandi comodi senza le stiracchiature di quel lusso provinciale che dice: — rispettatemi perchè costo troppo e devo durare assai! — Sempre in attività, sempre in movimento tutte le funzioni vitali. Ciarlieri e vivaci per affrontare il brio e la ciarla altrui, lesti per piacere a quelle care donnine così leste e compagnevoli; agili