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prestito per comperarne una pinta?... Giacomo Dalla Porta, capofila nella prima schiera della Legione Cisalpina ai vostri comandi. —

Io gli sporsi, s’intende a titolo di prestito, una lira di Milano, col patto che mi conducesse senz’altre chiacchiere da alcuno di quei tre che gli avea nominato. Buttò via lo schioppo, l’olio, gli stoppacci; fece quattro salti proprio alla meneghina con quella civetta fra il pollice e l’indice, e squadrandomi l’altra mano ben aperta sul naso, corse giù per la scala in cerca dell’oste.

— Fidatevi della probità repubblicana! — pensai brontolando come un vecchio. — Mi era uscito di capo che con una carta stampata, e una festa nel campo della Federazione si può bensì avviare ma non compiere il rinnovamento dei costumi, e che d’altra parte della gente cui va più a sangue il vino che far piacere al prossimo, ne rimarrà sempre in tutte le repubbliche della terra.

Finalmente trovai per un corritojo un altro soldatino azzimato, ben composto, quasi elegante, che corrispose al mio saluto con un inchino quasi cortigianesco, e mi diede del cittadino, come quattro mesi prima mi avrebbe dato del conte e dell’eccellenza, tanto era il bel garbo e la tornitezza della voce. Doveva essere qualche marchese, invasato dall’amore della libertà, che avea pensato farsi frate di cotal nuova religione ascrivendosi ai legionarii cisalpini. Martiri eleganti e spensierati, che abbondano in tutte le rivoluzioni, e dei quali chi dice male merita la scomunica, perchè finiscono con un poco di pazienza a diventare eroi. E ne abbiamo parecchi e di fresca data nel nostro calendario; per esempio il Manara, milanese, anche lui come l’anonimo marchesino che mi fece parlare. Costui insomma, per sbrigarmi, mi condusse con molta compitezza fino alla stanza del dottor Lucilio: e là tornavamo a riverirci scambievolmente, che sembrammo due primi ministri dopo una conferenza.