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114 le confessioni d’un ottuagenario.

alle repulse, alla vergogna che l’attendevano nella sua patria. Moglie affettuosa e sacrificata sarebbe confusa colle donne di partito, e buon per lei se taluno fosse tanto generoso tra’ suoi parenti da raccogliere d’in sul lastrico il suo figliuolo!.... Ohimè! ed era per cagion mia che ella avea sofferto tanto vituperio, sfidato tanti patimenti! Sentiva quasi il rimorso d’esser nato; sentiva che una lunghissima vita tutta consacrata a consolare, a far beata quell’anima santa avrebbe appena bastato ad appagare il mio cuore; ed io non aveva nè contemplato il suo volto, nè sorriso ai suoi sguardi, nè succhiato un gocciolo solo del suo latte!.... L’aveva menata colla mia nascita sulla via della perdizione; là l’aveva abbandonata senza ajuto, senza conforto. Io detestava quasi mio padre; ringraziava Dio ch’egli fosse partito, e che un grande spazio di tempo dovesse trascorrere tra la lettura di quei fogli e il primo istante che l’avrei riveduto! Altrimenti non prevedeva qual poteva esser la fine nella battaglia de’ miei affetti. Qualche bestemmia, qualche maledizione mi sarebbe sfuggita dalle labbra.

Oh se piansi quel giorno!... Oh come colsi premuroso quello sfogo non solo concesso ma sacro e generoso dell’affetto filiale, per alleggerire colle lagrime il peso infinito de’ miei dolori!... Come si univano misteriosamente, nell’angoscia che mi riboccava dal cuore in urli e in singhiozzi, e la patria venduta, e l’amico volontariamente morto, e l’amante infedele e spergiura, e l’ombra della madre impressa ancora il volto dei patimenti della sua vita!... Oh come mi scagliava furibondo e terribile contro coloro che avevano cercato d’infamare la memoria di questa benedetta, e allontanarmi dal rispetto della buona anima sua con sacrileghe calunnie!... Si, io voleva che fossero calunnie ad ogni costo: son sempre calunnie le accuse ai poveri morti, le accuse senza esame e senza pudore scagliate contro una tomba. Chi credeva vogliosamente, e