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quale tu consegnerai oggi stesso al rappresentante della casa. Troverai ottima gente, generosa e leale, un vecchio ch’è la perla dei mercanti onesti, e che sarà per te un altro me stesso: un giovine appena reduce dalla Grecia che ne compera venti dei nostri veneziani; una giovinetta che tu amerai come una sorella; una mamma che ti amerà come mamma. Fidati ad essi: per mezzo loro avrai mie novelle, poiché conto imbarcarmi prima di mezzodì, e non voglio vedere le nefandità di questo giorno. La casa ch’io comperai per duemila ducati ti resta in proprietà: ne ho già steso la donazione. Nello scrittojo troverai alcune carte che appartenevano a tua madre. Sono la sua eredità, e la viene a te di diritto. Quanto alla tua sorte futura non ti do consigli, perché non ne abbisogni. Altri s’affida ancora alle speranze francesi ed emigra nella Cisalpina. Guarda il fatto tuo, e pensa sempre a Venezia; non lasciarti abbagliare né da fortuna, nè da ricchezze, nè da gloria. La gloria c’è quando si ha una patria; stimo la fortuna e le ricchezze, quando siano assicurate dalla libertà e dalla giustizia.

— Non temete, padre mio: — soggiunsi piuttosto commosso da queste raccomandazioni che per essere espresse a sbalzi, e con un gergo più moresco che veneziano, non erano meno generose. — Penserò sempre a Venezia !... Ma perché non potrei partire con voi, ed esser partecipe dei vostri disegni, compagno delle vostre fatiche?

— Ti dirò, figliuol mio: tu non sei abbastanza turco per approvare tutti i miei mezzi, io sono come un chirurgo che mentre opera non vuole intorno a sè donnicciuole che frignino. Non dico per insultarti; ma te lo ripeto, non sei abbastanza turco: questo può ridondare ad onor tuo; per me ci perderei la libertà d’azione che sola dà fretta alle cose di questo mondo. E un uomo di sessant’anni, Carlino, ha fretta assai! D’altronde in questi paesi non c’è abbondanza di giovani robusti e ben pensanti come tu sei: