Apri il menu principale

Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/42


capitolo primo. 15

ad un buon padre di famiglia, l’animo di questo fanciullo. —

Il vecchio impenitente si morsicò le labbra e si volse verso il figliuolo, con un visaccio sì brutto che questi se ne sgomentò, e corse a rifugiarsi col capo sotto il grembiule materno.

— Dunque, — cominciò a dire il conte senza guardarlo, perchè guardandolo si sentiva rigonfiare la bile. — Dunque, figliuolo mio, voi non volete fare la vostra comparsa sopra un bel cavallo bardato d’oro e di velluto rosso, con una lunga spada fiammeggiante in mano, e dinanzi a sei reggimenti di schiavoni alti quattro braccia l’uno, i quali per correre a farsi ammazzare dalle scimitarre dei turchi non aspetteranno altro che un cenno della vostra bocca?

— Voglio cantar messa io! — piagnucolava il fanciullo sotto il grembiule della contessa. —

Il conte udendo quella voce piagnucolosa soffocata dalle pieghe delle vesti donde usciva, si voltò a vedere cos’era; e mirando il figliuol suo intanato colla testa come un fagiano non ebbe più ritegno alla stizza, e diventò rosso più ancora di vergogna che di collera.

— Va’ dunque in seminario, bastardo! — gridò egli fuggendo fuori della stanza.

Il cattivello si mise allora a singhiozzare ed a strapparsi i capelli e a dar del capo nelle gambe della madre, sicuro di non farsi male. Ma costei se lo tolse fra le braccia e lo consolava con bella maniera dicendogli:

— Sì, viscere mie, non temere; ti faremo prete; canterai messa. Oh non sei fatto tu no per versare il sangue dei tuoi fratelli come Caino!

— Ih! ih! ih! voglio cantare in coro! voglio farmi santo! — strepitava Orlando.

— Sì..... canterai in coro, ti faremo canonico, avrai il sarrocchino, e le belle calze rosse; non piangere,