Apri il menu principale

Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/41

14 le confessioni d’un ottuagenario.

tornino alle mani dei cristiani. È il miglior partito che ci rimanga, ora che i cristiani sono occupati a sgozzarsi fra loro, e che la professione del soldato è ridotta una scuola di fratricidi e di carneficine.

— Corpo della Serenissima! — gridò il conte. — Se Sparta avesse avuto madri simili a voi, Serse passava le Termopili con trecento boccali di vino!

— S’anco la cosa andava a questo modo non ne avrei gran rammarico, — riprese la contessa.

— Come? — urlò il vecchio signore. — Arrivate persino a negare l’eroismo di Leonida e la virtù delle madri spartane?

— Via! stiamo nel seminato! — disse quetamente la donna. — Io conosco assai poco Leonida e le madri spartane, benchè me le venghiate nominando troppo sovente; e tuttavia voglio credere ad occhi chiusi che le fossero la gran brava gente. Ma ricordatevi che abbiamo chiamato innanzi a noi nostro figlio Orlando per illuminarci sulla sua vera vocazione, e non per litigare in sua presenza sopra queste rancide fole.

— Donne, donne!... nate per educare i polli, — borbottava il conte.

— Marito mio! sono una Badoera! — disse drizzandosi la contessa. — Mi consentirete, spero, che i polli nella nostra famiglia non sono più numerosi che nella vostra i capponi.

Orlando che da un buon tratto si teneva i fianchi, scoppiò in una risata al bel complimento della signora madre; ma si ricompose come un pulcino bagnato, all’occhiata severa ch’ella gli volse.

— Vedete! — continuò parlando al marito. — Finiremo col perdere la capra ed i cavoli. Mettete un po’ da banda i vostri capricci, giacchè Iddio vi fa capire che non gli accomodano per nulla; e interrogate invece, come è dicevole