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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/377

350 le confessioni d’un ottuagenario.

delle illustri ed antichissime case di Fratta e di Partistagno. —

Lì un triplice inchino, un giro sui tacchi, e il nobile barone Duringo andò giù per la scala con tutta la maestà con cui era salito.

— E così? — disse il nipote apprestandosi a scender d’arcione.

— Rimanti, nipote mio; — rispose il barone trattenendolo dallo smontare, e risalendo egli stesso sulla sua cavalcatura — Per oggi ti dispensano dalla visita di fidanzato. Alla sposa è venuto male per la consolazione; io sono ancora tutto commosso.

— Dice davvero? — soggiunse il Partistagno rosso di piacere.

— Guarda! — ripigliò il barone accennandogli due occhietti umidi e sanguigni, che dicevano di esser soliti a vedere il fondo di molti bicchieri. — Dubito di aver pianto!

— Crede che basterà la collana di diamanti pel regalo di nozze? — gli domandò il nipote avviandosi di paro a lui fuori del castello.

— In vista di questo nuovo incidente aggiungeremo il fermaglio di smeraldi, — rispose il barone. — I Partistagno devono farsi onore, ed essere riconoscenti all’amore che sanno ispirare. —

Così andarono fino a Lugugnana, divisando lo splendore delle feste che si sarebbero celebrate nell’occasione delle nozze. Ma qual fu lo stupore d’ambidue, quando al giorno dopo ricevettero una lettera del Conte di Fratta, che palesava loro il suo dispiacere per la volontà espressa dalla figlia di consacrare la sua verginità al Signore in un convento! Il giovine dubitava che mai donzella al mondo fosse capace di anteporre un convento a lui; ma di ciò dovette allora persuadersi, e ne rimase un po’ raumiliato. Peggio poi fu quando per le ciarle della gente venne a sapere, che