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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/365

338 le confessioni d’un ottuagenario.

rito, e colle massime più sante del cristianesimo. Dio la vuol rimeritare della sua insigne pietà, del suo filiale rispetto!... Che egli seguiti a benedirla, e che egli sia ringraziato dell’aver permesso a me di portare nell’anima sua la luce della persuasione!... —

Il buon padre, tenendo sempre le mani e gli occhi verso il cielo, si disponeva ad uscire dalla stanza per recare alla contessa la buona novella; ma la Clara era troppo sincera per lasciarlo in un inganno sì madornale. La sincerità in quel frangente la ajutò tanto bene quanto la furberia, perchè il buon padre fidava appunto nel suo scarso coraggio e nell’innocente semplicità, e pensava che si sarebbe lasciata credere persuasa, per la ritrosia di dovergli contraddire. Fu adunque molto maravigliato di sentirsi fermare per una manica dalla fanciulla; e capì che cosa annunziava quel gesto. Tuttavia non volle darsi per disperato, e si volse con un’unzione veramente paterna.

— Che cosa ha, figliuola? — diss’egli inzuccherando ogni parola con un sorriso serafico. — Ah capisco! vuol esser lei la prima a recare a’ suoi genitori una tanta consolazione! Dopo averli martoriati tanto, forse a fin di bene, le parrà giusto di gettarsi a’ loro piedi, di implorar perdono, di assicurarli della sua sommissione filiale! Andiamo dunque; venga pure con me.

— Padre — rispose la Clara per nulla sgomentita da questa finta sicurezza del predicatore — io forse intendo l’obbedienza in un modo differente dal suo. A me pare che obbedire sia un arrendersi oltrechè nella lettera, anche nello spirito ai comandamenti dei superiori. Ma quando uno di questi comandamenti sentiamo di non poterlo osservare pienamente, sarebbe ipocrisia fingere di piegarvisi coll’apparenze!

— Ah, figliuola mia! cosa dice mai! sono sottigliezze scolastiche. San Tommaso...