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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/237

210 le confessioni d’un ottuagenario.

Ma me la pagheranno, oh sì che me la pagheranno! — soggiungeva sotto voce per paura che non lo udissero fuori del girone.

— Sì, chiacchierate, chiacchierate! — riprese la signora — le chiacchiere son proprio buone ad aiutarvi a friggere! Ecco che da tre ore noi siamo chiusi in rete, e non avete pensato a nessuna maniera da levarci di ragna!... Vi portano via la figlia, e voi vi sfiatate a dire che ve la pagheranno!... Già per quello che la costa a voi ben poco potreste pretendere!

— Come, signora moglie?... Per quello che la costa a me?... Come sarebbe a dire!

— Eh se non intendete, aguzzatevi il cervello. — Voleva dire che dei figli vostri e di me stessa e della nostra salute, voi vi date tanto pensiero come di raddrizzare la punta al campanile. — (Qui la Contessa fiutò rabbiosamente una presa). — Vediamo che cosa avete pensato per cavarci d’imbroglio?... In qual maniera volete andar in traccia della Clara?

— Siate buonina, diamine!... La Clara, la Clara!... non c’è poi motivo da indiavolarsene tanto. Sapete come l’è bellina e costumata. Io son d’opinione che se anche dormisse una notte fuori del castello, non le interverrà alcun guaio. Quanto a noi, spero che non vorrete ridurci alle schioppettate. — (La Contessa mosse un gesto di ribrezzo e di impazienza). — Dunque — (seguitò l’altro) — proveremo a parlamentare!

— Parlamentare coi ladri! benone per diana!

— Ladri!... chi vi dice che sian ladri?... Son messi di giustizia, un po’ spicciativi, un po’ ubriachi, se volete, ma pur sempre vestiti d’un’autorità legale, e quando sarà loro passata la scalmana, intenderanno ragione. Se erano troppo infervorati nel dar la caccia a due o tre contrabbandieri, il vino li ha fatti stravedere, ed hanno cre-