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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/219

192 le confessioni d’un ottuagenario.

smarrimento, le sue chiacchiere colla Giustina diedero contezza in paese dell’avvenuto, e ne successe un vero tafferuglio. Il cappellano era amato da tutti come un buon compare; più anche la popolazione di Fratta, avvezza al governo patriarcale e venezianesco de’ suoi giurisdicenti, aveva il ticchio di non volersi lasciar mettere il piede sul collo. Si fece un gran sussurrare contro la prepotenza del castellano di Venchieredo; e con grande rammarico del signor conte, gli stessi abitanti del castello, col loro contegno caparbio, e immodesto, mostravano di volergli tirare addosso qualche brutto temporale. Mai io non avea veduto come a quei giorni il signor conte ed il suo cancelliere più appiccicati l’uno coll’altro: sembravano due travicelli malconci che si fossero appoggiati l’uno contro l’altro per resistere a una ventata; e se uno si muoveva, tosto l’altro si sentiva cadere e gli andava dietro per non uscire di bilico. Furono anche messi in opera molti argomenti per sedare quella pericolosa esasperazione di animi; ma il rimedio era peggiore del male. Si addentava con miglior gusto al frutto proibito; e le lingue, frenate in cucina, si scatenavano più violente sulla piazza ed all’osteria. Più di tutti mastro Germano strepitava contro l’arroganza del suo vecchio padrone. Egli, per la virulenza delle sue filippiche e per l’audacia con cui difendeva il cappellano, era diventato quasi il caporione del subbuglio. Ogni sera, impancato alla bettola, predicava ad alta voce sulla necessità di non lasciarsi togliere anche quell’unico rappresentante della povera gente che è il prete. — E i prepotenti tempestassero pure, egli diceva, chè giustizia ce n’era per tutti, e potrebbero saltar fuori certi peccati vecchi, che avrebbero mandato in prigione i giudici, e in trionfo gli accusati. — Fulgenzio, il sagrestano, barcamenava colla sua faccia tosta in tutto quello scombussolio; e benchè serbasse nel castello un piglio officiale di prudenza, fuori poi non si stancava dal pizzicare con ogni accorgimento Germano,