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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/210


capitolo quarto. 183

tolse il suo puledro, e volle scortare il giovine fino a Cordovado.

— Oh com’è che sei capitato così in buon punto? — gli chiese Leopardo, che avea più vergogna che piacere di dovere all’altrui soccorso la propria salute.

— Oh bella! io avea già avuto sentore di quello che doveva succedere, e stava lì alla posta! — rispose lo Spaccafumo.

— Birbanti! manigoldi! traditori! — imprecava sbuffando il giovane.

— Zitto! è il loro mestiero, — riprese lo Spaccafumo. — Parliamo d’altro se ti piace. Oh che ti pare di vedermi oggi cavaliero? Saprai che da poco in qua ho deciso di dar riposo alle mie gambe che non son più tanto giovani, e mi valgo per turno dei puledri di razza che pascolano in laguna. Oggi toccava questo; e son venuto di sotto a Lugugnana a qui in meno d’un’ora, ed anco ho portato in groppa fino a Fratta un ragazzetto che si era smarrito nel palude.

— Mi dirai poi come hai saputo la trama, — lo interruppe Leopardo che ruminava sempre il brutto gioco che gli era toccato.

— Anzi non ti dirò nulla, — rispose lo Spaccafumo — ed ora che sei all’uscio di tua casa ti saluto di cuore e ci rivedremo presto.

— Come? non entri, non dormi in casa nostra?

— No, no, non ci fa buon’aria qui per i miei polmoni. —

In ciò dire lo Spaccafumo col suo cavallo era già lontano, ed io non vi saprei dire dove esso abbia passato quella nottata. Certo al mezzogiorno del dì appresso egli fu veduto entrare presso il cappellano di Fratta, che era il suo padre spirituale, e si diceva che lo accogliesse con molto rispetto per la gran paura che ne avea. Ma più tardi capitarono a Fratta a chieder di lui quattro scherani di Venchieredo; e