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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/204


capitolo quarto. 177

da questi ragionamenti, che sono un perpetuo laberinto di circoli viziosi, e dai quali null’altro è messo in chiaro, senonchè per le indoli forti e superiori sono più numerose e fatali le occasioni di sventure, pei disinganni e le miserie preparate loro dalla vana fiducia degli inferiori. Pieghiamo, sì, il capo adorando dinanzi a questi misteri, dai quali rifugge il sentimento della giustizia. Ma pensiamo che dentro di noi la giustizia ha un altare senza misteri. La coscienza ci assicura, che meglio è la generosità colla miseria che la dappocaggine colla contentezza. Soffriamo adunque, ma amiamo.

La Doretta di Venchieredo non sembrava certamente fatta per appagare l’animo grave, caloroso e concentrato di Leopardo. Tuttavia fu essa la prima che comandò al di lui cuore di vivere e di vivere tutto e sempre per essa. Altro mistero non meno oscuro nè doloroso degli altri. Perchè chi meglio di lei poteva appagarlo non mosse invece nell’animo di lui alcuno di quei desiderii che compongono o menano all’amore? Sarebbe forse così fatto l’ordine morale, che i simili vi si fuggissero e i contrarii vi si cercassero a vicenda? Nemmeno questo può affermarsi pei molti esempii che vi si oppongono. Solo si può sospettare che se le cose materiali, vaganti confusamente nello spazio, soggiacquero da molti secoli ad una forza ordinatrice, il mondo spirituale ed interno aspetti forse ancora nello stato di caos la virtù che lo incardini. Intanto è un contrasto di sentimenti, di forze, di giudizi; un’accozzaglia informe e tumultuosa di passioni, di assopimenti, e d’imposture; un sobbollimento di viltà, di ardimenti, di opere magnanime, e di lordure; un vero guazzabuglio di spiriti non bene sviluppati ancora dalla materia, e di materia premente a sbaraglio sugli spiriti. Tutto si agita, si move, si cangia; ma torno ancora a ripeterlo, il nocciuolo dell’ordine futuro si è già composto, e ad ogni giorno agglomera intorno