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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/183

156 le confessioni d’un ottuagenario.


di Portogruaro gli era stata sguinzagliata addosso due volte; ma egli sbatteva la polvere con tanta velocità, e conosceva sì bene i nascondigli e i traghetti della campagna, che di pigliarlo non ne avean fatto nulla. Quanto a sorprenderlo nel covo era faccenda più difficile ancora: tutti i contadini erano dalla sua, e nessuno sapeva dire ov’egli usasse dormire o ripararsi nei rovesci del tempo. Del resto, se la sbirraglia di Portogruaro si moveva con troppa solennità per arrivargli improvvisa alle costole, i zaffi e le cernide dei giurisdicenti avevano troppo buon sangue coi paesani, per corrergli dietro sul serio. Alle volte, dopo settimane e settimane che non s’era udito parlare di lui, egli compariva tranquillo tranquillissimo alla messa parrocchiale di Cordovado. Tutto il popolo gli faceva festa; ma egli la messa non l’ascoltava che con un orecchio solo; e l’altro lo teneva ben attento verso la porta grande, pronto a scappare per la piccola, se si udisse venir di colà il passo grave e misurato della pattuglia. Che questa usasse la furberia di appostarsi alle due porte non era prevedibile, stante la perfetta buona fede di quella milizia. Dopo messa egli chiacchierava cogli altri compari sul piazzale, e all’ora di pranzo andava difilato colla sua faccia tosta nella casa dei Provedoni che era l’ultima del paese verso Teglio. Il signor Antonio, Uomo di Comune, chiudeva un occhio; e il resto della famiglia si raccoglieva con gran piacere in cucina dintorno a lui a farsi raccontare le sue prodezze, e a ridere delle facezie che infioravano il suo discorso. Fin da fanciullo egli avea tenuto usanza di buon vicino in quella casa; e allora la continuava alla meglio, come se niente fosse; tantochè il vederlo capitar ogni tratto a mangiare accanto al fuoco la sua scodella di brovada la era diventata per tutti un’abitudine.

La famiglia dei Provedoni contava in paese per antichità e per reputazione. Io stesso mi ricordo aver letto il nome di Ser Giacomo della Provedona nel protocollo