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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/177

150 le confessioni d’un ottuagenario.

ma nel ritirarli poi, m’addiedi d’una vecchia curva e pezzente, che pregava con gran fervore davanti a quel san Rocco. E la mi sembrò la Martinella, una povera accattona così chiamata in quel contado, che soleva fermarsi a prender una presa dalla scatola di Germano, ogni qualvolta la passasse dinanzi al ponte di Fratta. Me le accostai allora con qualche soggezione, perchè i racconti di Marchetto mi avevano messo tutte le vecchie in sospetto di streghe; ma la conoscenza e il bisogno mi spronavano a non dar addietro. Ella mi si volse incontro con una cera fastidiosa, benchè fosse per costume la poveretta più paziente e affabile di quante ne giravano: e mi chiese borbottando cosa facessi io in quel luogo ed a quell’ora. Le risposi che andava in cerca della Pisana, la figliuoletta della Contessa, e che mi preparava appunto a domandarne a lei se per avventura non l’avesse veduta passare col ragazzetto dello speziale.

— No, no, Carlino; non l’ho veduta — rispose con molta fretta e alquanta stizza la vecchia, benchè volesse mostrarmisi benevola. — Mentre tu la cerchi ella è già forse tornata a casa da un’altra parte. Va va in castello; son sicura che la troverai.

— Ma no; — soggiunsi io, l’ha appena finito di pranzare or ora....

— Ti dico che tu vada lì e che non puoi sbagliare di raggiungervela; — mi interruppe la vecchia, anzi un cinque minuti fa, ora che mi ricordo, devo averla veduta che la svoltava giù dietro il campo dei Montagnosi.

— Ma se ci son passato io cinque minuti fa! — ribattei alla mia volta.

— Ed io ti dico che l’ho veduta.

— Ma no, che non può essere.

Mentre io voleva pur soffermarmi a ragionare, e la vecchia s’affaccendava a farmi dar addietro, ecco che si sentì per una delle quattro strade il galoppo d’un cavallo