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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/175

148 le confessioni d’un ottuagenario.


tro la mia petulanza. Germano, Gregorio e Martino, ai quali ne chiesi conto del pari, non mi seppero dare nessun ragguaglio, e finalmente scorrucciato passai oltre le scuderie, e interrogai l’ortolano se non l’avesse veduta uscire da quelle parti. Mi rispose che l’aveva veduta in fatto prendere verso la campagna col figliuoletto dello speziale, ma che la cosa era vecchia di due ore, e probabilmente la padroncina doveva essere rientrata, perchè il sole scottava assai e il farsi abbrustolire non le piaceva. Io però, conoscendo l’umor balzano della fanciulla, non mi fidai di questa conghiettura, ed uscii io pure nei campi. Il sole mi dardeggiava cocentissimo sul capo, la terra mi si sfregolava sotto i piedi per la grande arsura, ed io di nulla mi accorgeva per la grande ambascia che mi tumultuava dentro. Trovai in riva di un fosso un legacciolo da scarpe. Era della Pisana, ed io seguitai oltre, persuaso che il gran desiderio me l’avrebbe fatta trovare in qualunque luogo. Spiava le macchie, i rivali e le ombre dove eravamo usati posare nelle nostre scorrerie: gli occhi miei correvano d’ogni lato sferzati dalla gelosia, e se mi fosse capitato alle mani quel figliuoletto dello speziale, credo che l’avrei unto ben bene senza darmene un perchè. Quanto alla Pisana, la conosceva a fondo, mi ci era avvezzato stupidamente, ed avea cominciato quasi ad amarla in ragione dei difetti, come appunto l’eccellente cavallerizzo predilige fra’ suoi cavalli quello che più s’impenna e resiste agli speroni ed alle redini. Non è qualità che tanto renda pregevole e cara alcuna cosa, come quella di vederla pronta a sfuggirci; e se cotale abitudine di timore e di sforzo affatica gli animi deboli, essa arma e ribadisce i costanti. Si direbbe che la Pisana m’avesse stregato, se la ragione dello stregamento io non la leggessi chiara nell’orgoglio in me continuamente stuzzicato a volerla spuntare sugli altri pretendenti. Mi vedeva il preferito più di sovente e sopra tutti; voleva esserlo sempre. Quanto