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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/157

130 le confessioni d’un ottuagenario.


— E poi? — domandò la Contessa.

— E poi sono tornato!

— Ah sì che sei tornato in tanta malora! — soggiunse ella. — Ti veggo sì e non ci ha bisogno che tu me lo dica; ma se non vorrai dire quello che hai fatto in tutte queste ore, ti prometto in fede di gentildonna che tu non gusterai più il sapore del sale!.... —

Io tacqui; e poi strillai ancora un poco per un altro scrollo che la mi diede alla zazzera con quelle sue dita di scimmia; e poi mi rimisi a tacere, ed anco a menare stupidamente lo spiedo, perché alla cuoca era venuto fatto di rificcarmene il manico in una mano.

— Le dirò io, signora contessa, cos’ha fatto questo bel capo, — prese allora a dire Fulgenzio. — Io era poco fa in sagristia a pulirvi i vasi e le ampolline per la pasqua che è vicina, ed essendo uscito fin sulla fossa per prender acqua, ho veduto giungere dalla banda di S. Mauro un uomo a cavallo che mise a terra il signorino, e gli tenne anche un discorso che non ho capito punto; e poi colui seguitò col suo cavallo verso Ramuscello, e il signorino girò la fossa per entrar dal portone. Ecco come sta la cosa!

— E chi era quell’uomo a cavallo? eravate voi Marchetto? — richiese la contessa.

— Marchetto passò con me tutto il dopopranzo; — rispose il capitano.

— Chi era dunque quell’uomo? — ripetè la contessa volgendosi a me.

— Era..... era..... non era nessuno, — mormorai io ricordando il servigio resomi e la raccomandazione fattami dallo sconosciuto.

— Nessuno, nessuno! — brontolò la Contessa — lo sapremo chi era questo nessuno! Faustina, — aggiunse ella, parlando alla donna dei ragazzi, — porterete subito il letto di Carlino nel camerottolo scuro, tra la stanza di Martino e