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Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/132


capitolo secondo. 105

molto proclivi ad amarsi; perfino la simpatia di due esseri melanconici passa per la manifestazione del sorriso prima di infervorarsi in amore, e questa gioja della mestizia ha la sua ragione nella somiglianza, che si discopre sempre gradevolmente fra i nostri sentimenti e gli altrui. La passione in gran parte è formata di compassione. Lucilio sapeva tuttociò e più assai. Mese per mese, giorno per giorno, ora per ora, sorriso per sorriso egli seguiva, con occhio premuroso e innamorato ma tranquillo, paziente e sicuro, gli accrescimenti di quell’affetto ch’egli veniva istillando nell’anima di Clara. Egli amava, ma vedeva; miracolo nuovo d’amore. Vedeva la compiacenza pel piacere goduto dalla nonna nella sua compagnia, mutarsi in gratitudine per lui, indi in simpatia, per le lodi che si figurava dovevano ronzarle sempre nelle orecchie delle sue doti belle e brillanti. — La simpatia generò la confidenza, e questa il desiderio, il piacere di vederlo e di parlargli sempre.

Sicchè Clara cominciò a sorridere per proprio conto, allorchè il giovine entrava domandando alla vecchia come la stesse de’ suoi nervi, e cavandosi il guanto per tastarle il polso. — Questo, come dicemmo, fu in lui il vero cominciamento delle speranze; e vide allora che le sementi avevano fruttato e che il rampollo germogliava. Anche nelle prime sue visite Clara gli sorrideva; ma era cosa diversa. Lucilio aveva l’occhio medico per le anime più che pel corpo. Per lui il vocabolario delle occhiate, dei gesti, dell’accento, dei sorrisi aveva tante parole come quello di ogni altra lingua; e rade volte sbagliava nell’interpretarlo. La fanciulla non s’accorgeva di provar dalla sua presenza maggior diletto che non ne provasse le prime volte, ed egli potea già senza tema di sbagliare mandarle uno sguardo che le avrebbe detto: «Tu mi ami!» — Non lo avventurò tuttavia quello sguardo così alla sprovveduta. La volontà era padrona in lui e aveva a lato la ragione;