Apri il menu principale

Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/101

74 le confessioni d’un ottuagenario.

tinello una gran lucerna d’argento sulla quale era inalberata, in luogo di manico, l’arma di famiglia; un cignale fra due alberi colla corona di conte a ridosso. Il cignale era più grande degli alberi e la corona più grande di tutto. Benchè il conte annettesse una grande importanza a quel lavoro, si conosceva a prima vista che Benvenuto Cellini non vi si era immischiato. In quel frattempo la cuoca metteva al fuoco una gran cocoma per farvi il caffè; e la comitiva lo attendeva in tinello continuando la conversazione del passeggio. Ma il dopopranzo era distribuito a questo modo solo durante i bei mesi, e quando il tempo era più che asciutto. Del resto tanto il signor conte che monsignore non uscivano dalle loro stanze che per impancarsi al fuoco di cucina: e là si congregava la famiglia a far loro corteggio fino all’ora del gioco. Il caffè in quelle circostanze essi lo prendevano al focolare, e poi movevano insieme verso il tinello dove i tavolini eran già preparati, e li seguiva camminando sulla punta de’ piedi tutta la compagnia. La contessa sola era là ad attenderli, perchè la contessina Clara non scendeva che un’ora più tardi dopo aver coricato la nonna. Qualche volta peraltro la moglie del capitano avea la fortuna di prender il caffè insieme colla contessa, e quello era un segno che le cose della giornata non avrebbero potuto camminar meglio. La signora Veronica si mostrava molto altiera di quell’onore, guardava d’alto in basso suo marito se egli veniva dinanzi a lei come soleva ad arricciarsi i baffi prima di sedere. Quando la conversazione non era che di famiglia, due tavolini di tresette bastavano; ma se vi era visite od ospiti, cosa che non mancava mai di succedere tutte le sere d’autunno, e nel resto dell’anno la Domenica, allora si invadeva la gran tavola col mercante in fiera, col sette e mezzo, o colla tombola. I puritani come monsignore e il cancelliere, che non amavano i giochi di sorte, si ritraevano da un canto col tresette