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Di ciò nacquero molte sentenzie, delle quali ne sono qui scritte alquante. Beltramo ordinò con lui, ch’elli si facesse dare al padre la sua parte di tutto lo tesoro. Lo figliuolo il domandò tanto che l’ebbe. Quelli il fece tutto donare a gentili genti et a poveri cavalieri, sì che rimase a neente, e non avea che donare. Un uomo di corte li addomandò che li donasse. Quelli rispose ch’avea tutto donato: ma tanto mi è rimaso ancora, ch’i’ ho nella bocca un laido dente1, onde mio padre ha offerti duo mila marchi a chi mi sa sì pregare ch’io lo diparta dagli altri. Va a mio padre, e fatti dare li marchi, et io il mi trarrò di bocca alla tua richiesta. Il giullare andò al padre, e prese li marchi, et elli si trasse il dente. Et un altro giorno avvenne ch’elli donava a uno gentile dugento marchi. Il siniscalco ovvero tesoriere prese quelli marchi, e mise uno tappeto in una sala, e versollivi suso, et uno luffo2 di tappeto mise di sotto, perchè il monte paresse maggiore. Et andando il re giovane per la sala, li le mostrò il tesoriere, dicendo: or guardate, messer, come donate. Vedete quanti sono dugento marchi, che li avete così per neente. E quelli avvisò, e disse: picciola quantitade mi sembra a donare a così valente uomo. Dara’line quattrocento, cheFonte/commento: 170 troppo credeva che fossero più i dugento marchi, che non mi sembrano a vista.

  1. laido dente. Noi diremmo dente guasto.
  2. et uno luffo. Luffo dicesi di qualunque cosa ravviluppata. Luffo di stoppa, luffo di bambagia, luffo di panno; e così discorrendo. Lo stesso che batuffolo.