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— Ma l’uva era tua?

— No….

— E allora chi t’ha insegnato a portar via la roba degli altri?…

— Avevo fame….

— La fame, ragazzo mio, non è una buona ragione per potersi appropriare la roba che non è nostra….

— È vero, è vero! — gridò Pinocchio piangendo — ma un’altra volta non lo farò più. —

A questo punto il dialogo fu interrotto da un piccolissimo rumore di passi, che si avvicinavano. Era il padrone del campo che veniva in punta di piedi a vedere se qualcuna di quelle faine, che gli mangiavano di nottetempo i polli, fosse rimasta presa al trabocchetto della tagliuola.

E la sua maraviglia fu grandissima quando, tirata fuori la lanterna di sotto al pastrano, s’accòrse che, invece di una faina, c’era rimasto preso un ragazzo.

— Ah, ladracchiòlo! — disse il contadino incollerito — dunque sei tu che mi porti via le galline?

— Io no, io no! — gridò Pinocchio, singhiozzando. — Io sono entrato nel campo per prendere soltanto due grappoli d’uva!

— Chi ruba l’uva è capacissimo di rubare an-