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Il Traditore. 107

metri e le sue acque, assai trasparenti, non avevano che qualche metro e mezzo di profondità, almeno fino ad un certo tratto dalla riva.

— Sì, è questo il guado, — disse Tabriz.

— L’hai indovinato, signore, — rispose in quel momento una voce che usciva da una grande macchia di rosai, accavallati confusamente gli uni sopra gli altri in modo da formare un colossale e meraviglioso cespuglio.

Tabriz si era subito voltato.

Un uomo, piuttosto vecchio, era sgusciato fra quell’ammasso di rose, tenendo in mano un cesto di vimini, di forma allungata, pieno già di fiori.

— Sei un Illiato di Sagadska? — gli chiese il gigante.

— Sì, signore.

— Ci manda qui il tuo capo, che ci diede ospitalità ieri sera, per chiederti se hai visto passare dei cavalieri.

— lo ho dormito come un orso questa notte, — rispose il raccoglitore di rose, — ma te lo potranno dire i distillatori che non hanno spenti i fuochi ieri sera.

Vuoi seguirmi? Non sono che a pochi passi, dietro a quel macchione di platani: guarda, si scorge il fumo trapelare attraverso le foglie.

— Guidaci e avrai una manata di pouls1.

— Vieni, signore, — rispose l’illiato, tutto lieto di ricevere una mancia.

Attraverso le fronde di quei giganteschi alberi, i tre cavalieri cominciavano infatti a scorgere colonne di fumo e bagliori prodotti da grandi fuochi brucianti sotto i lambicchi.

Ben presto giunsero in mezzo ad una spianata, dove una dozzina d’uomini, semi-nudi, anneriti dal fumo, madidi di sudore, con lunghe barbe ispide, s’affaccendavano intorno a sette od otto falò, sopra i quali bollivano immense caldaie di rame, piene di rose.

I distillatori turchestani e persiani, lavorano sul luogo ove le rose vengono raccolte, onde i fiori conservino tutto il loro profumo. Usano lambicchi affatto primitivi e caldaie della capacità di cento a centoventi litri.

  1. Monete di rame che valgono un po’ più di cinque centesimi.