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doveri positivi e negativi dei cittadini, e se gli esempi sopravvissuti ci provano, che queste formole erano rinnovate ad ogni cambiamento di Podestà a seconda delle nuove circostanze sorvenute, che potevano richiedere tali modificazioni1, ci è dato da questo comprendere come anche nella nostra potesse venire introdotto l’obbligo di cedere al Comune la terra occorrente alla escavazione del canale Serio: obbligo che certo non poteva durare, che quanto era richiesto dal compimento di quest’opera, vale a dire per un tempo relativamente breve e forse già determinato nei contratti di locazione.

Che se così deve considerarsi la questione che ci occupa, egli è certo che dovremmo trovare la più stretta attenenza fra il nostro Iuramentum e le identiche formole dell’altre città. Ed invero, per citare un Comune a noi vicinissimo, negli Statuti dì Brescia del secolo decimoterzo, dove questo Iuramentum sequimenti è dato per disteso2, quella attenenza appare apertissima. Alcuni confronti torranno ogni dubbio su questo punto. Così, dove sin da principio il nostro ha: Iuro quod attendam illud comandamentum cet., rinveniamo un pieno riscontro nel bresciano: Iuro quod desequar potestatem com. Brixie et quod bona fide sine fraude omnia precepta que mihi potestati (correggi potestas) fecerit ore vel scripto vel nuntio comunis attendam. E così troviamo altrettanti punti contenuti nel nostro giuramento là dove nel bresciano leggiamo: Item adiuvabo potestatem vel eius iudices

  1. Pertile II, 1, 99 n. 63.
  2. H. P. M. XVI, 2, 1584 (165 seg.). Ugualmente è dato negli Statati di Bologna e di Ravenna.