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RIME

E di ciò si laudava
Tanto, che ’l suo cordoglio
20Fors’è alleggiato sì che ancora ha vita.
Ma egli ha dentro al cor sì gran ferita
Che non ne può scampare,
Se nol volete aitare
Voi che ’l feriste e non sapete quando.
     25Il giorno che da pria
Gli donaste il saluto
Che dar sapete a chi vi face onore,
Andando voi per via,
Come d’un dardo acuto
30Subitamente gli passaste il core:
Allora il prese la virtù d’amore.
Che ne’ vostri occhi raggia;
Poi gli siete selvaggia
Fatta sì, che mercè non vi addimando.
     35Non vi chero mercede,
Madonna, per paura
Ch’i’ haggio che di ciò non vi adiriate:
Ma questo dico in fede,
Sapendo che in figura
40Angel del ciel diritto assimigliate
. . . . . . . . .
. . . . . . . . .
Più non vi dico avante,
Se non che l’alma sua vi raccomando.


(Fu pubblicata, come di Dante, dal dottor Alessandro Torri nelle illustrazioni alla Vita nuova, Livorno, 1843; ma pel color dello stile e per l’allusione a Selvaggia dee rendersi a Cino: così pensa anche Pietro Fraticelli.)



XXVI


     Giovine bella, luce del mio core,
Perchè mi celi l’amoroso viso?
Tu sai che ’l dolce riso
E gli occhi tuoi mi fan sentire amore.


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