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FRANCO SACCHETTI

Miracoli mostrò in santo stato:
L’ottavo in pace sempre ebbe riguardo:
Dal nono lo decreto si descrisse:
15Il decimo discreto umile e grato:
L’undecimo più mal che tutti bene
Fa or nel mondo, e di Limoggia vène.
     E qual Erode mai, qual Faraone,
Qual Dïonisio Dario o Mitridate,
20Quale Alessandro genito d’Ircano,
Qual Calicola mai o qual Nerone,
Qual Attila o qual iniquitate
Ch’usasse mai Azzolin di Romano,
Qual Saracino mai o qual Pagano
25Tre cose fece già tanto perverse,
Lasciando l’altre assai che son diverse?
La prima: per fare a’ Cristïan guerra,
Faenza, qual’hai fatta sì tapina,
A’ barbari impegnasti; et in quel prezzo
30S’inchiuson gli adultèri e la rapina.
E tu che se’ pel ciel vicario in terra,
Non pensi ched a lui ne vegna lezzo,
Che per lo tuo difetto sente e vede
Il popol suo cercar l’altrui merzede?
35     La seconda iniqua ingiusta e ria
Fu quando sanza amore o caritate
Le terre tue su quello di Piagenza
Vendesti a tirannesca signorìa;
Dando i viventi per maggior derrata,
40Che non fe Tito la giudea semenza.
È crudeltà dov’esser dee clemenza:
Chè, come Giuda trenta vendè Cristo,
Tu trenta desti per un danar tristo,
Per ingrassar gli porci di Bretagna.
45Dunque, se pena ti vedi incontrare.
Altro non è che giustizia suprema.
Non vedi tu la terra e ’l cielo e ’l mare
E sì la tua come l’altrui campagna
Et ogni cosa mortale et eterna
50Far di te segno et a chi me’ saetta,
Chè così vuol la divina vendetta?


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