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rime

Le teologiche offendi,
Le cardinali, e chi ma’ legge feo,
Minos e Foroneo,
Mercurïo Solon Licurgo e Numa,
105lustinïano, ed ogni lor costuma.
     Se ciascheduno il passato vïaggio
Il presente e ’l futuro riguardasse,
Siccome per ragion doverìa farsi;
Il vizïoso, virtüoso e saggio
110Tosto sarìa: e se ciascuno amasse
La patria sua sanza gli effetti scarsi,
Potrebbe ancora Italia riposarsi.
Ma odio giovinezza e ’l proprio acquisto
Non se ne cura se ’l paese è tristo;
115Nessun vorrìa per sè quel ch’altrui dona;
L’offensa non perdona.
Acceso è questo foco in ogni parte
E per setta e per parte.
E mille essempri son; ma un da sezzo
120Non ci rimuove, che ’l dimostra Arezzo.
     Canzon, non vuo’ dir più; che ’l tempo è breve,
E ’l caso affretta andar dove e’ bisogna:
Va’, e desta chi sogna:
Perchè non può fallire ’l suon ch’è dato.
125Ch’ogni regno diviso è disolato.


(Dal Saggio di Rime di diversi buoni autori dal XIV al XVIII secolo, pubblicato in Firenze nel 1825 dall’abate Rigoli, che trasse questa Canzone dal cod. magliab. 40, plut. II.)



XXVI

Per vittorie avute contro i Pisani

(1362)


     Volpe superba vizïosa e falsa,
Ingrata disdegnosa et ignorante,
Come ti vedi avante
Venir in contro il iudicio superno!


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