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ANTONIO PUCCI

Ed a me molto duole,
Ch’e’ mi par che ciascun sè stesso inganni;
Chè possendo aver posa vuole affanni,
Cercando il mondo per mare e per terra
50Solo per farsi guerra;
Ma tale el capital perde e ’l guadagno,
Che sarìa franco essendo tuo compagno.
     Non vuol tua compagnìa e non vuol pace
Con teco aver chi troppo s’affatica
55Ed hatti per nimica
Nè vuolti mai vedere a sè a lato:
Non ti cognosce; però gli dispiace
Tua amistà, veggendoti mendica;
E pure al mondo abica;
60Ma finalmente rimane ingannato.
Perch’e’ mi par che tu facci beato
Ciascun che fa con teco compagnìa:
E che questo ver sia,
Per molti santi padri si può dire,
65Che vollon teco vivere e morire.
     Molti t’appellan per nome miseria,
E tu mi pari sopra ogni ricchezza:
Ma chi così ti sprezza
Non ti cognosce, come fe il Signore;
70Che se ti cognoscesse, sanza feria
Ti pregherebbe con molta dolcezza
Ed avrebbe vaghezza
Di ritrovarsi teco a tutte l’ore,
E non ti sdegnerìa, ma con amore
75T’abbraccerebbe ed alla mensa e a letto
Amando con effetto
Quel ben che è quasi odiato da tutti
Ma non da chi cognosce i tuo’ buon frutti.
     Quando avëa le molte vivande
80Ed era di buon vini ben fornito,
Perdeva l’appetito
E non potìa dormire in su la piuma;
Oggi a bisogno mangerei le ghiande,
Berei dell’acqua per vin favorito,
85E poi così nodrito


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