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GIOVANNI BOCCACCI

     Et intagliata in altra parte dice
Di quella storie d’umiltà verace:
54Poi spirti carchi dall’una pendice
     Vede venir cantando et orar pace
Per sè e per altrui, purgando quello
57Che ne’ mortai superbia sozzo face:
     Tra’ quali Umberto, et Odorisi ad ello
Appresso, e simil Provenzan Salvani
60Piangendo vide sotto il fascio fello.
     Oltre passando pe’ sentieri strani,
Sotto le piante sue effigïati
63Vide gli altieri spiriti mondani.
     Da uno splendido angiolo invitati
Più leggier salgono al giron secondo,
66Per che li P l’autor trovò scemati.
     Le alte voci mosse dal profondo
Ardor di carità udîr volanti
69Per l’aere puro del levato mondo:
     E, poi che giunti furono più avanti,
Videro spirti accigliati sedere
72Vestiti di cilicio tutti quanti,
     Perchè la invidia lor tolse il vedere:
Guido del Duca, Sapia e Rinieri
75Da Calvol truova lì piangere; e vere
     Cose racconta di tutti i sentieri
Onde Arno cade e simil di Romagna:
78Quindi altri suon sentiron più severi.
     Et oltre su salendo la montagna,
Da un altro angelo invitati foro,
81Parlando dell’orribile magagna
     D’invidia e dell’opposito fra loro;
E di sè tratto andando vide cose
84Pacifiche in lo aspetto: nè dimoro
     Fe guari in quelle, che ’n caliginose
Parti del monte entraron, dove l’ira
87Molti piangean con parole pietose:
     Quivi gli mostra Marco quanto mira
Nostra potenzia sia, e quanto possa
90Di sua natura, e quanto dal ciel tira,


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