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RIME

Con quelli da Ferrara,
135Andranno insieme in bara; — ma non al Santo.
     Lo ippocrito ammanto — di Vinegia
Del titol che la egregia — fia vacante.
La gente soprastante
Superba ed arrogante
140Di Genova e sua banda
Farà tosto ghirlanda — di novi guai.
Ma non fieno i sezzai
Di quella terra che manuca il senno:
Io parlo qui per senno,
145Ch’ella manuca senno,
E poi serve a malizia
Usura ed avarizia
Colla perfida gola.
Ma colui che la ’ngola
150Vuol mostrar che la imbola:
Ma egli è pur di quelli del biscione.
Tosto farà ragione
D’altro che di Bologna:
E sua rogna — sarà foco salvatico...
155Ma il popolo scismatico
Raddoppierà lo statico — al tiranno;
E già per questo danno
Non riavranno — gli scacchi e ’l tavoliere.
Il panno in molte terre
160Si misura senza canna.
Il ciel m’ammanna
Che a chi fia di zanna
E a chi dato d’uncino.
     O romagnuol giardino,
165O vedovo meschino,
Come veggio tapino — ogni tuo nato;
E de’ tuoi far mercato
Come di gente schiava!
E a cui piace, e a cui grava.
170E Imola Faenza e sua montagna
Tende a Forlì la ragna;
Meldola a Bertinoro.
A questo concistoro


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