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RIME

XII


     Io so’ la scelerata di Lussuria
Che legge nè ragion mai non considero,
Ma tutto quel ch’io voglio e ch’io desidero
4Giusto mi pare, e qui non guardo ingiuria.
     Io sono un fuoco acceso pien di furia,
Che i Greci e gli Troian già mal me videro.
L’anima perdo, ed il corpo m’assidero;
8E vivo con malizia e con ingiuria.
     E come ch’io dimostre nel principio
Un dolce ed un contento desiderio.
11Pur la mia fine è danno e vituperio.
     Del porco nel costume participio;
E quanto è da lodar l’uomo e la femina,
14Che fugge l’esca che per me si semina!




XIII


     Io so’ la Gola che consumo tutto
Quanto per me e per altrui guadagno,
E in ogni altro bisogno mi sparagno
4Per satisfare a questo vizio brutto.
     Lassa mi trovo e col palato asciutto,
Con tutto che lo dì e la notte ’l bagno;
Del corpo sono ’l vecchio e nuovo lagno,
8E del ciel perdo l’angelico frutto.
     Trova chi colga ben di ramo in ramo,
Ch’al mondo fui principio d’ogni male
11Nel pomo che gustò Eva ed Adaino.
     La fine mia pel mio soverdhio è tale,
Che guasto gli occhi e parlitica vegno
14E casco in povertà senza ritegno.




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