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MATTEO FRESCOBALDI

XVI


     Cara Fiorenza mia, se l’alto Iddio,
Da cui ogni perfetto ben discende,
Non procura e attende
Contra la tua veloce e rea fortuna;
I’ ti veggio venire a punto, ch’io5
Già piango per lo duol che’l cor ne prende;
Il qual tanto mi offende
Che alcun diletto meco non s’aduna:
Per te non è chi mova cosa alcuna,
Che abbia in sè valor nè alcun bene;10
E questo è quel perchè ogni mal t’avviene.
     Come potrestu mai prender salute
Contro a’ nemici tuoi che t’hanno morta,
Quando dentro alla porta
Del tuo bel cerchio ognun fatto è scherano?15
Chi ti difende ch’abbia in sè vertute?
O chi in tante ruine ti conforta,
Dov’io ti veggio scorta
Per mala guida di consiglio strano?
Certo, s’al propio ver noi riguardiàno,20
Gente non degna d’abitar tuo nido
Son la cagion di questo amaro strido.
     Mentre che fusti, Firenze, adornata
Di buoni antichi cari cittadini,
i lontani e’ vicini25
Adorarno el Lione e’ tuoi figliuoli;
Ora se’ meretrice pubblicata
In ogni parte, in fin tra Saracini.
Omè! che tu ruini
Pe’ tuo’ peccati in troppi eterni duoli.30
Deh!, ravvediti ancor; che puoi, se vuoli;
E fa’ che tu sia intera e non divisa;
E muterai di pianto in dolce risa.
     Ov’è prudenza fortezza e giustizia
E temperanza e l’altre suore loro,35
Ch’erano el tuo tesoro
Quando volevi dimostrar tua possa?


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