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libro quinto 223

sarà levato per metà, si compirà ogni loro voto. Perciò si deve convocar qui tutto il tuo sèguito perché entri senza indugio. Tu invece devi entrar con me per un luogo già stato da me veduto, laddove io ti farò vedere infiniti monili di perle. — Intanto, la gente del re entrò nello stagno e tutta fu divorata dal Racsaso; e poiché essa s’indugiava, il re disse allo scimio: O principe delle scimie, come mai la gente mia s indugia tanto? — Udendo cotesto, il scindo sali in gran fretta sopra un albero e disse al re: O malvagio re, la tua gente e stata tutta divoiata da un Racsaso che abita in queste acque e così è stato soddisfatto 1 odio che è nato in me contro te per lo sterminio della mia famiglia. Ora vattene! Pensando che tu sei mio signore, non ti ho fatto entrar laggiù. Perchè è stato detto:


Si ricambia tutt’opra cortese,
Si puniscon mai sempre le offese.

Io non veggo che ciò sembri male
Se altri al mal corrisponde col male.


Poichè tu hai sterminato la famiglia mia, così io, in ricambio, la tua. — Come ebbe inteso, il re, tutto addolorato, a passi affrettati se ne ritornò così come era venuto. Allora, come tu partito il re, il Racsaso, ben satollo, uscì dall’acqua e tutto contento disse:


Un nemico fu ammazzato,
Un amico fu acquisito,
Un monil di perle ornato
Non mi fu per te rapito;


Della canna per l’imbuto
Di quest’acqua hai tu bevuto.
Bel scimio amato,
Tu hai bene oprato! —


Perciò io dico:


Quei che si pone troppo ingordo all’opra
Nè gli svantaggi prima ne pensò,

Sì, come Ciandra un di, re della terra,
Deriso e svergognato ne restò. —


Ma l’uom dell’oro riprese a dire: Oh! dunque dàmmi licenza perchè io torni a casa! — L’uom della ruota disse: Anche a costo d’incontrar disgrazie, si sogliono procacciar ricchezze e amici. Come mai adunque potrai tu partire lasciandomi in questo stato? Perchè è stato detto:


L’amico che scortese e negligente
L’amico afflitto abbandonar potrà,


Alla chiostra internai discenderà
Indubbiamente. —


L’uom dell’oro disse: Oh! questo è ben vero se pure egli, potendolo raggiungere, abbandona l’amico in un luogo accessibile. Ma cotesto è un luogo inaccessibile agli uomini, né c’è alcun modo di potersi liberare. Anzi quanto più veggo gli atteggiamenti che prende il tuo viso per il dolore della ruota che s’aggira, tanto più io mi persuado di questo, cioè che io devo togliermi subito di qui, perchè non tocchi a noi pure qualche malanno eguale. Intanto si suol dire a proposito:

Di questa guisa, o scimia, il tuo sembiante
Mostrasi a noi, ché Vespro t’ha acchiappata.
Scampa quei che al fuggir lievi ha le piante. —


L’uom della ruota disse: Come ciò? — E l’altro disse: