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libro quarto 185

uscì dalla tana, abbracciò Gangadatta e s’incamminò con lui. Come poi per la via della secchia da attinger acqua ebbe raggiunto il fondo della cisterna, fu menato da Gangadatta in persona alla sua propria casa, e Gangadatta, come l’ebbe allogato in quella cavità, gli mostrò i suoi congiunti, i quali a poco a poco furono tutti divorati daini. Quando mancarono le rane, il serpente disse: Amico, non è restato alcun nemico tuo. Dammi adunque qualche altra cosa da mangiare poiché son stato menato qui da te. — Gangadatta disse: Tu hai fatto ciò che si doveva fare da un amico. Ora però tu te ne puoi andare per la via della secchia dell’attingere acqua. — Il serpente disse: O Gangadatta, tu non hai parlato giustamente. Come potrei io andar fin là? La tana mia ora è occupata da qualchedun altro. Perciò, poiché io starò qui, dammi tu ad una ad una alcuna delle rane della tua gente; se no, io le divorerò tutte. — Udendo questo, Gangadatta con mente turbata si mise a pensare: Oh! perché mai ho fatto io di menar qui questo serpente? Se io ora non posso impedirlo, egli divorerà tutte le rane. Intanto si suol dire bene a proposito:


Quei che nemico fassi chi gli è amico
E il supera in grandezza ed in poter,

Dubbio alcuno non è che per sé stesso
Un veleno mortifero vuol ber.


Perciò io gli darò ogni giorno una rana, anche sia essa de’ miei amici. Perchè è stato detto:


Sogliono i sapïenti con doni pochi e scarsi
Tener queto un nemico capace di portarsi

Ogni lor cosa e avere, così come fa il mare
Che il fuoco dell’inferno pur seguita a do-

[mare2.



Il debol che da un forte dimandato
Nè gli dà un po’ di crusca per amore,

Nè gli dà ciò che quei bramava in core,
Più tardi un moggio glien darà colmato.


E poi:


Come rovina capiti totale,
Ne lascia una metà l’uom sapïente

E adopra l’altra in le faccende sue,
Chè rovina total troppo è dolente.

Per quel ch’è poco,
Non perda il molto


L’uom sapïente.
Allor che il molto
Con quel ch’è poco,
Si può salvare,
È saggio oprare. —


Com’ebbe così divisato, gli abbandonava di consueto or questa or quella rana. Ma il serpente, come l’aveva divorata, se ne mangiava un’altra di nascosto di Gangadatta. Pertanto, assai bene si suol dire:


Come con vesti lorde ciascun può
Entrar là dove il mena la ventura3,

Così quei che l’aver dilapidò,
Di ciò che gli restò, non si dà cura.


Ma un giorno, poiché tutte le altre rane erano state divorate, fu divorato anche il figlio di Gangadatta che aveva nome Yamunadatta, e Gangadatta,

  1. L’inferno, supposto essere nell’ultima regione australe presso alle acque dell’oceano.
  2. L’inferno, supposto essere nell’ultima regione australe presso alle acque dell’oceano.
  3. Cioè senza timore di lordarsi di più.