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200 AMMIANO MARCELLINO

suol dirsi tutto l’orizzonte, pieno in ogni sua parte d’innumerabili schiere,[An. dell’E.V. 359] e il Re innanzi ad esse rilucente per lo splendor della veste. E vicino a lui da mano manca veniva Grumbate re dei Chioniti, di mezzana età, con volto rugoso, ma di gran mente, ed illustre per molte insigni vittorie. Alla destra poi cavalcava il Re degli Albani, pari di grado e di onore. Appresso venivano parecchj capitani eminenti per autorità e per cariche; e seguitavali una moltitudine raccolta dal fiore delle genti vicine, ed ammaestrata da lunghi casi a tollerare l’asprezza di qualsivoglia fortuna. O favolosa Grecia! e fino a quando vorrai tu ricordarne Dorisco città della Tracia, e gli eserciti a schiere a schiere noverati colà in uno steccato1? Mentre noi per lo contrario cauti, e meglio potrei dire anche timidi, non esageriamo punto nè poco sopra quello di che fanno fede testimonii nè dubbii nè incerti.

VII. Dopo che i re già nominati si furon lasciata da tergo Ninive, grande città dell’Adiabene, avendo sul ponte dell’Anzaba scannate le vittime e trovato che le viscere promettevano loro prosperi eventi, con grande allegrezza varcaron quel fiume: e noi congetturando che la moltitudine ond’erano seguitati non passerebbe in men di tre giorni, ritornammo celeremente dal Satrapo. Ristoratici poi nel riposo e nelle ospitali

  1. Allude ad un luogo di Erodoto (lib. vii, cap. 59 e 60) ov’è detto che Serse, volendo annoverare in Dorisco il proprio esercito, raccolse diecimila soldati nella più fitta ordinanza che mai si potesse, poi fece piantare uno steccato intorno ad essi; e trattine i primi, empiè lo steccato di nuovo, e così facendo finchè ebbe soldati, seppe che il suo esercito si componeva di tante miriadi, quante volte aveva empiuto e vôtato quel circolo. E le miriadi, dice Erodoto, furono centosessanta.