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196 AMMIANO MARCELLINO

vano di non pensar punto all’assedio), piombassero d’improvviso[An. dell’E.V. 359] sopra quella città sprovveduta d’ogni difesa. E mentre si stavano sollecitando colà le cose più necessarie, il fumo ed i fuochi che di continuo splendevan di qua dal Tigri nel sito detto Castra Maurorum, a Sisara e negli altri luoghi circonvicini, mostravano che le truppe devastatrici degli avversari, superato quel fiume, avevano invaso il nostro paese. Laonde, per impedire che fossero intercettate le strade, noi uscimmo di Nisibi, e proceduti a due miglia dalla città, vedemmo nel mezzo della strada un fanciullo piangente, di bell’aspetto, con un monile al collo1, dell’età di otto anni secondo che a noi pareva, e figliuolo, com’egli stesso diceva, di nobile genitore: ma la madre fuggendo, per terror dei nemici vicini, trepidante e confusa l’aveva derelitto in quel luogo. Per comando del capitano impietosito e commosso, pigliai meco allora a cavallo questo fanciullo; e camminando con esso di nuovo alla volta della città, vidi che i predatori nemici andavano largamente aggirandosi intorno alle mura. Per che, spaventato alla vista dei mali che sempre accompagnan gli assedii, lasciando il fanciullo in una porta socchiusa, a tutto corso e quasi esanime mi rivolsi dov’era il grosso dei nostri, e per poco che non fui preso. Perocchè una banda di cavalleria nemica s’era data a inseguire un tribuno per nome Abdigido, che fuggiva col proprio scudiero: ma involatosi a loro il padrone, presero il servo; ed io passai rapidamente in quella ch’essi stavano domandandogli chi fosse il capitano inoltratosi alla lor volta: i quali poi, avendo saputo ch’era Ursicino, entrato poc’anzi nella città ed

  1. Indizio di libera condizione.