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192 AMMIANO MARCELLINO

Mentre così andavan le cose nella Mesopotania,[An. dell’E.V. 359] la schiera de’ cortigiani intuonando l’antica canzone a noi rovinosa, trovò finalmente occasione di nuocere ad un fortissimo uomo, essendo consigliero e suscitatore del fatto il ceto degli spadoni; i quali aspri sempre e crudeli, e privi d’ogni altro più tenero affetto, amano sol le ricchezze come carissime figlie. E fermarono la sentenza di preporre ai paesi d’Oriente Sabiniano, uom vecchio e assai danaroso, ma imbelle ed ignavo, e per l’oscurità sua lontanissimo dall’aspirare alla dignità di quella incombenza. Ursicino poi, il quale doveva succedere a Barbazio siccome capo della milizia pedestre, se ne tornerebbe alla corte; dove quell’uomo, com’essi dicevano, sempre avido suscitatore di novità, si farebbe assalire da’ nemici gravi e tremendi. Intanto che nella corte di Costanzo si ordivano queste cose come se si trattasse di un giuoco da banchetto o da scena, ed alcuni emissarii1 andavano distribuendo nelle case più potenti il prezzo dei suffragi per quella carica d’improvviso venduta, Antonino condotto ai quartieri d’inverno del Re vi fu accolto assai volentieri: e nobilitato dalla permissione di portare la tiara2 (in forza del quale onore è lecito di partecipare alle mense reali, e i benemeriti de’ Persiani acquistano il diritto di favellare nelle concioni per consigliare o dire il proprio parere ), senza lunghi giri di parole e senza oscurità, ma con piena energia scagliavasi contro la repubblica; ed eccitando il Re, come una volta Maharbale rimprove-

  1. Il testo dice Diribitores. Cosi chiamavansi coloro che portavano al popolo le tabelle sulle quali segnavansi i voti, poi raccogliendole li numeravano. Nei tempi della corruzione costoro servivano naturalmente al mercato de’ suffragi.
  2. Il testo dice apicis nobililatus auctoritate.