Pagina:Latini - Il Tesoro, 3, 1880.djvu/573


569

Nullae sunt occultiores insidiae, quam hae quae

latent in simulatioue officii, aut in aliquo necessitudinis nomine. Nam eiiin qui palam est adversarius facile cavendo vitare potes. Et Trojanus equus idcirco fefellit, quia formam Minervae mentitus est, dicebat Diogenes philosophus. (M. Tullius, ex Polyanthea hangii, artic. Silentium, Hypocrisis.)

Capitolo XX.

Bibe aquam de cisterna tua, et fiuenta putei tui. Deriventur fontes tui forus, et in plateis aquas tuas divide (Prov. V. II.)

Postilla il Sorio, in fine dei capitolo: Più chiaramente sarebbe il testo volgarizzato così: Seneca disse: Egli è meglio se tu tieni un poco d’insegnamento di sapienza, e l’ hai prestamente per uso, che se tu n’avessi impresa molta, e non l’avessi per mani. Lo maestro disse: Così come l’uomo chiama buono fattore non colui che sa molte arti (di che usa poco; ma colui che in una o in due si travaglia diligentemente, e non fa forza come egli ne sappia pur tanto da guadagnarne la palma: così è egli nella discipUna, che v’ ha molte cose che poco ajutano e molto dilettano: che già sia che tu non sappi per che ragione lo mare si sparge, e perchè i fanciulli piccoli sono conceputi insieme, e non nascono insieme, e perchè in diverso destino nascono^