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le altre cose sono mutabili; ma la virtù è ficcata

nel profondo del nostro cuore ’. Di’ dunque, che quello eh’ è radicato dentro di te, sia tuo; e così è do credere, che le cose ’ umane sono minori che le virtudi. Seneca disse: E’ non è tuo, ciò che ventura ti dà, e dee * perire; non ^ sì folle cosa come di lodare te ^ dell’altrui cose; e nullo ò si laido pensamento, come rimirare in te ^ ciò che incontinente se ne può mutare, che freno d’oro non fa migliore cavallo. Abacuch disse: Malo è a colui che ammassa " ciò che non è suo. Seoeca disse: Ciò tu desidera, e a ciò ^ dirizza tuo pensare, che tu sia appagato di te, e di ciò che di te nasce: che quando l’uomo procaccia delle cose di fuori, immantinente comincia ad essere sottomesso alla ventura. Che Seneca

Î ì II T varia, ed aggiung-e: vertus est Jichie es parfon(les racines. Di donc, que ce qui est pose dedanz toi, soit tien. Empita la lacuna.

2) Il T: hmanines chevites, colla variante di un codice cheances.

3) Corretto e’ di, in e’ dee, col t: il doit perir.

4) Corretto sé, in te, col t: loer en toi. .’S) Aggiunto in te, col t: remirer en toi.

6) Corretto Ismarrito è colui che amasse, in Mal è a colui che ammassa, col t: Mal est à celui qui amasse.

7i Corretto ciò che tu desidererai, in ciò tu desidera, e, col T: ce desirre, et à ce adresce tes pensers.