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     Io la mirava: e, come il sol conforta
Le fredde membra che la notte aggrava,
Così lo sguardo mio le facea scorta
     La lingua, e poscia tutta la drizzava
In poco d’ora, e lo smarrito volto,
Come amor vuol, così le colorava
     Poi ch’ella avea ’l parlar così disciolto,
Cominciava a cantar sì, che con pena
Da lei avrei mio intento rivolto.
     Io son, cantava, io son dolce sirena.
Che i marinari in mezzo al mar dismago:
Tanto son di piacere a sentir piena.
     Io volsi Ulisse del suo cammin vago
Al canto mio, e qual meco s’ausa
Rado sen parte: sì tutto l’appago.

                                                       (Purg. XIX.)


Ancora sul Capitolo VII.


Ammaestra Brunetto: «La lussuria fu fatta a modo dell’acqua, che così come nell’acqua non si trova fine, così nella lussuria non si trova fine.»

Rispettando l’ottimo suo intendimento di insegnare a qualunque proposito la buona morale, quest’opinione è un ultimo riverbero della dottrina mitologica, secondo la quale, Venere era nata dal mare. Aveva per questo altresì il titolo Anadiomene, cioè