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E io1 vi dico, ch’ella è lumiera di chiaro parlare, ella è insegnamento di dettatori. Ella è la scienza che drizzò prima il mondo a ben fare, e ancora il drizza per la predicazione de’ santi uomini, per la divina Scrittura, e per la legge onde l’uomo si governa a dritto e a giustizia. Ella è la scienza di cui Tullio dice nel suo libro, che colui ha altissima cosa conquistata, che di ciò passa2 gli altri uomini, di che l’uomo sormonta le bestie. Ciò è ad intendere della parlatura dell’uomo.

E per ciò dovrebbe ciascheduno brigarsi di sapere ben parlare secondo che la sua natura ne3,

  1. E io vi dico, è aggiunto dal Giamboni. Il t ce est la lumiere etc.
  2. La stampa leggeva: Colui ha altissima cosa conquistata, che passa gli altri uomini, e faceva garante Tullio del suo strafalcione. Il t: Cil a hautisme chose conquise, qui de ce trescasse les hommes, dont li homs trescasse les autres animaus trestous. La correzione è del Sorio, fatta sul ms. Fars. Concorda il ms. Vis. La medesima sentenza è ripetuta da Brunetto quasi colle medesime parole, secondo la nostra correzione, nel lib. VIII cap. 1. La sentenza di Tullio è questa: Praeclarum mihi quiddam vide tur adeptus is, qui, qua re homines bestiis praestent, ea in re hominilms ipsis antecellat (Iuvent. I. 4).
  3. Il t assai meglio se la nature li sueffre et li aide; car sanz nature, et sanz enseignement, ne la puet conquerre. Concorda il ms. Vis.