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che quella creatura sia più leggiera e più isnella, e perciò volano per aere gli uccelli1. Ma egli ha differenza intra loro, che così come gli uccelli sormontano tutte le altre creature di leggierezza2 per le estremitadi degli elementi disopra che abbondan in loro, così l’uno uccello sormonta l’altro, perciò che la estremitade leggiere e isnella abbonda più in lui. Per ciò vola più alto l’uno uccello che l’altro, sì come è l’aquila, che vola più in alto che nullo altro uccello3. E quello uccello ove abbonda lo mezzano, non vola sì in alto, sì come è la grue. E quelli in cui abbonda l’estremità di sotto, sono più gravi e più pesanti, sì come è l’oca4.

E così dovete voi intendere in tutti altri animali e pesci e arbori e piante, secondo il divisamento degli uccelli.



  1. Il t et por ce vont eles par l’air: ce sont oisiau.
  2. Il t aggiunge: et de jsueletè, unito sempre a legieretè, che Bono ora traduce, ora dimentica.
  3. Che vola più in alto che nullo altro uccello, è inutile ripetizione del volgarizzatore, che questa volta tradusse aigle, aquila, e non angelo, come sopra al cap. VII.
  4. Il t l’oe, et l’anne.